La comunicazione tra maschile e femminile

coppiaOsservando e analizzando le diversità tra generi abbiamo riconosciuto che ognuno di noi valuta e giudica gli eventi da un proprio punto interiore di osservazione che abbiamo chiamato “punto di vista”.
Questo punto è condizionato da molteplici aspetti, ma soprattutto dalle proprie esperienze vissute e dalle identificazioni di chi siamo o crediamo di essere.
Tra questi aspetti la differenza di genere Maschile e Femminile, culturalmente e biologicamente opera con decisione.
Ma il riconoscere le differenze di visuale, le diversità di interpretazione, senza giudicare a priori, ci ha permesso di vederle come delle caratteristiche, come fossero parole di linguaggi diversi, che esprimono cose diverse o le medesime in altro modo.
Prestando attenzione a cosa suscitava in noi una modalità di espressione, il tono di voce, la possibilità si sentire accolto il proprio intervento, la non negazione ed altri atteggiamenti, ci ha consentito di valorizzare le diversità.
Come sono necessari 2 poli ben distinti e con diverso potenziale per la manifestazione dell’energia elettrica, come altrettanto si può dire di una calamita, così si è valorizzata la polarità diversa.
Queste cose già nell’antichità erano conosciute e simbolizzate nelle 2 colonne, presenti ad esempio all’entrata dei templi.
Il riconoscimento della dualità e dei 2 poli ci ha indicata l’importanza in generale della relazione tra di essi, del maschile e del femminile nello specifico.
La relazione tra essi si pone come un terzo fattore cioè il campo di azione.
Come un arco costruito e retto tra le due colonne questa relazione l’abbiamo chiamata Comunicazione.
Etimologicamente vuol dire “come uno” ed esprime la base di ogni relazione umana (e non solo umana).
Per essere efficace si devono conoscere le sue molteplici regole ma di base:

  • Il rispetto e l’adeguamento alle altrui caratteristiche
  • L’ascolto con attenzione interiore
  • Il distacco dai propri preconcetti

Lavorare insieme ci ha allenato al dialogo, al riconoscimento della visione altrui, allo stupore nello scoprire le meraviglie che ogni persona cela in se stessa, frutto delle personali esperienze faticosamente vissute.
Sulle nostre montagne, la notte di Capodanno, era uso una volta accendere un falò, a ricordo di 2 fratelli e una sorella eremiti che le abitavano. Erano San Firmo (sopra Borno) San Glisente (sopra Berzo) e Santa Cristina (sopra Lozio) che comunicavano la loro presenza in vita ed il loro augurio.
Le nostre montagne si prestano ad erigersi come simbolo del Maschile e del Femminile, e con i loro fuochi di comunicazione, espressa eppure silente, restano immutabili ma vive nei nostri Cuori.
Auguriamoci anche noi tutti di poter accendere alti i nostri fuochi di comunicazione, luminosi, calorosi e sfavillanti ma soprattutto BEN VISIBILI.
Eugenio

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