Lo strumento dell’osservazione del sé

130130_universo-magico_un-mundo-magicoOsservare, pregare, meditare, scrivere, dipingere, leggere, filosofare, camminare, studiare, sperimentare… coltivare.
Quante sono le vie per scoprire il sé?
Innumerevoli, quanto le persone su questa Terra.
Cosa ci spinge in profondità, nel nostro Io, fino a cercare il Sé più nascosto?
Il desiderio di realizzare la conoscenza più intima e vicina del nostro transito in questa vita?
Ogni osservazione potrebbe esser degna di un approfondimento ragionato ed accademico, ma non è questo quello che voglio approfondire ora.
Ogni filosofia, ogni credo laico o religioso che sia, ha fornito degli ottimi strumenti introspettivi per osservare il sé.
Strumenti legati, comunque, ad una assunzione di fede, prima che di un riscontro personale e sperimentato del proprio sé.
Come districarsi in questo labirinto di informazioni, senza gettare del tempo prezioso, sperando di aver intrapreso la strada giusta con la ricerca di quei segnali, necessari, per orientarci?
Madre Natura ci fornisce le risposte.
Avete mai provato far germinare un piccolo seme?
Osservandolo nella sua fase di quiescenza e desideroso di acqua e terra?
Vederlo rompere il suo guscio ed esporsi alla luce per riceverne tutta la forza?
Mettere le prime foglie, allungare il suo stelo, sviluppare tutto il suo potenziale in cambio di cure semplici ma costanti?
La lentezza con cui sviluppa le sue dimensioni, e che fragilità in questo transito!
Adesso trasliamo analogicamente il piccolo seme, identifichiamolo con il nostro sé più intimo…
Siamo duri, quasi impenetrabili, ci siamo circondati con un guscio quasi inattaccabile, ma il piccolo seme ci insegna…
Non ci servono filosofie strane o ermetiche, ci servono, invece, semplici elementi tangibili, come acqua e terra, che rappresentano la nostra parte fisica.
Ci serve la luce, sì quella della conoscenza e della consapevolezza ma anche quella del mondo (non in senso filosofico), ma quella del sole, dei suoi giochi tra le nuvole ed i suoi albeggi e tramonti, i colori dell’erba e della terra rivoltata e fertile e inondata di sole.
Mettere le prime foglie rappresenta la consapevolezza che siamo parte della natura e dei suoi ritmi lenti ma costanti. Solamente questa presa di coscienza ci permetterà i crescere e sviluppare il nostro Sé alla luce dell’Amore Universale.
Così… semplicemente… lasciandoci andare, arrendendoci alla vita, che va vissuta, condivisa e restituita.
Avete mai provato a far “crescere” il vostro piccolo seme?

Giorgio

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