Omaggio a Masaru Emoto

A cura del Gruppo

Ecco come bisogna essere! Bisogna essere come l’acqua.
Niente ostacoli – essa scorre.
Trova una diga, allora si ferma. La diga si spezza, scorre di nuovo.
In un recipiente quadrato, è quadrata. In uno tondo, è rotonda.
Ecco perché è più indispensabile di ogni altra cosa.
Niente esiste al mondo più adattabile dell’acqua.
E tuttavia quando cade sul suolo, persistendo, niente può essere più forte di lei.
Che la debolezza vinca la forza, che la morbidezza vinca la durezza, ognuno sulla terra lo sa ma nessuno è in grado di fare altrettanto. Lao-Tzû

Masaru Emoto, lo scienziato giapponese che ha dimostrato la capacità dell’acqua di rispondere agli stimoli figurativi esterni. Ha messo a punto una tecnica che ha consentito di scoprire e di ammirare i molteplici segni del linguaggio figurativo con cui l’acqua risponde agli stimoli esterni. Attraverso tale tecnica è possibile fotografare i cristalli ottenuti dal congelamento di acqua sottoposta alle vibrazioni non solo di parole o brani musicali, ma anche di pensieri e stati d’animo. L’acqua è infatti in grado di registrare la vibrazione di una energia estremamente sottile.
L’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri positivi forma dei cristalli bellissimi simili a quelli della neve, l’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri negativi reagisce creando strutture amorfe e prive di armonia.

cristalliEmoto ha detto: “Io sono convinto che è la coscienza di ognuno di noi che crea il nostro mondo. La vibrazione dell’amore e della gratitudine possono essere trasmesse, attraverso la nostra intenzione, ai corsi d’acqua che attraversano i paesi devastati dai conflitti e dalle guerre”.

Taggato , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

3 risposte a Omaggio a Masaru Emoto

  1. gabriela dice:

    Questa analogia, supportata dalla ricerca scientifica, si impone per farci realizzare una maggiore “assunzione di responsabilità”

  2. Pingback:AMA 2: La tematica analogica del 2015 - Eléusi

  3. Siamo grati a questi coraggiosi e pazienti ricercatori

Lascia un commento