La settima fatica di Ercole

Hercules-and-the-Erymanthian-BoarLa cattura del cinghiale di Erimanto
Cari tutti, ci siamo occupati della interessante sesta fatica, dove Ercole, figlio dell’uomo e figlio di Dio, che ci rappresenta tutti, subisce ancora un fallimento. Insieme a questo, abbiamo ricevuto molti insegnamenti che  vengono qui ricordati: la legge di causa/effetto, detta karma, il destino, e relativo libero arbitrio, la vita e la morte, le crisi ed i loro significati, il dono prezioso dell’alterità, la legge interiorizzata, la vera bontà, la tolleranza, le diverse età, la personalità integrata, l’amore e la libertà.
In ogni fatica il gruppo ha la possibilità di ricapitolare con un livello di coscienza diverso, il percorso fatto in questi anni.
Raccogliamo quindi gli insegnamenti ricevuti, per affrontare insieme la settima fatica.  Ercole è chiamato ad attraversare la settima porta. Sappiamo che il Maestro gli offre queste prove, per renderlo sempre più simile al Padre. Nella Bibbia, si dice che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, e aggiungiamo noi, a noi spetta il compito di attraversare le vite, in libertà per realizzare la somiglianza Divina, rendendoci padroni della nostra evoluzione e divenire co-creatori.
Le prove, le esperienze della vita ci offrono sempre delle opportunità.
Il compito ora è quello di catturare il cinghiale. Questa volta Ercole parte con la ferma intenzione di non uccidere ed abbandona l’arco offertogli da Apollo.
La sesta fatica, lo aveva molto colpito, aveva imparato attraverso la sofferenza, quanto gli errori possono diventare strumenti di crescita. Ricordiamo l’analogia della vita come scuola.
1471863239_unspecified-600x335Lungo il cammino incontra l’amico Folo e si lascia trascinare da lui, dimenticando la sua missione. Anche noi spesso ci lasciamo prendere dalle esperienze, dalle vicende della vita, dimenticando lo scopo della nostra esistenza. Può accadere a tutti, una sorta di addormentamento della coscienza. Il barile di vino apparteneva al gruppo dei centauri. Ercole e l’amico coinvolgono un terzo amico Chirone e si impadroniscono del vino che doveva invece essere condiviso.
Il tema della condivisione ci è ormai noto perché appartiene al metodo di lavoro che abbiamo scelto di percorrere.
montagna-cervinoErcole sale ancora la montagna.  La  montagna, come già espresso nella quinta fatica, è un simbolo presente in tutte le filosofie del mondo, rappresenta infatti il cammino umano che si eleva ai livelli superiori della coscienza.
Il simbolismo del segno zodiacale della Bilancia, che in questa fatica è ben analizzato, rappresenta il conseguimento dell’equilibrio che richiede molto lavoro. Per anni noi possiamo oscillare dalla parzialità, dal pregiudizio alla giustizia e al discernimento. Dalla ottusa stupidità alla saggezza entusiastica. La prova termina in uno scoppio collettivo di risate quando Ercole riporta il cinghiale a valle. Questa situazione ci riporta ad un bel film famoso degli anni ’70, “La montagna sacra” di Jodoroski, quando il discepolo arriva in cima alla montagna e scopre il volto dei nove saggi enneagramma1riuniti attorno all’enneagramma, il discepolo scopre che il maestro raggiunto è se stesso, tutti gli interpreti terminano con una grande risata.
Ercole ancora una volta compie il terribile errore dell’uccisione, il maestro lo invita a comprenderne il motivo.
La settima fatica pone in evidenza un aspetto interessante riferito al procedere insolito di Ercole mentre porta a valle come una carriola il cinghiale. Gli aspetti insoliti, quindi creativi, inaspettati, portano ad avere successo. Ricordiamo i due esempi del comandante tartaro che vince la battaglia attraverso il fuoco e Annibale che stordiva gli elefanti con le trombe.
Essere capaci di uscire dalla consuetudine, dalle abitudini, dagli
automatismi, e coltivare l’arte dell’intraprendenza libera, non ordinaria,  Microsoft PowerPoint - BOX1reativa, è un ottimo strumento. La psicologia della Ghestalt ha dato molti contributi in merito.
La stessa filosofia zen con l’utilizzo dei paradossi ci ha donato grandi insegnamenti per aiutarci ad uscire dagli schematismi e dalle rigidità che spesso ci intrappolano in gabbie mentali. La ricerca della verità deve essere sempre orientata verso il discernimento. Le nostre interpretazioni del mondo, i nostri giudizi, sono sempre limitati. Come sempre dobbiamo vigilare. Comprendere i punti di vista attraverso l’osservazione sistematica di noi stessi e delle esperienze.
L’autore del testo infatti afferma che “la verità non esiste per gli esseri umani, poiché tutte le verità sono soltanto frammenti di unità più grandi”.
Una volta compresa questa dimensione realizziamo la ricerca della verità in un’ottica più inclusiva. Questo è decisamente più importante rispetto alla focalizzazione insistente su un solo frammento isolato, ristretto e separativo.
Il simbolismo della Bilancia come tutti i segni zodiacali rappresenta le molteplici manifestazioni del divenire e quindi riporta agli aspetti che ciascuno di noi, più o meno inconsciamente, possiede e manifesta. Questo lo possiamo osservare in noi stessi, sospesi tra i due mondi, tra cielo e terra. Lavoriamo quindi per “guadagnare” quella comprensione che include il bene e il male, l’elevato e l’insignificante. Questa è la  Compassione.
E’ importante per noi scegliere la via che passa attraverso le due grandi linee di forza, come ben esprime l’antico motto del segno della Bilancia. Il “conosci te stesso” del Tempio di Delfi ci ricorda sempre di scegliere l’onestà intima. Osserviamoci quindi, vediamo in noi le luci e le ombre. Senza consapevolezza di sé, persi negli infiniti giochi delle maschere che ciascuno di noi indossa non realizziamo la verità.
Il grande e permanente lavoro di identificazione con il Sé superiore non può escludere la consapevolezza delle nostre ombre. Da tempo abbiamo riconosciuto che noi non siamo ciò che sappiamo ma che la nostra realtà la esprimiamo attraverso la vita di tutti i giorni, soprattutto nell’ambito delle relazioni. Dobbiamo sempre accettare di essere ciò che siamo, semplicemente mettendoci a nudo davanti a noi stessi.
Ancora una volta la settima fatica parla del servizio, questa volta ne sottolinea l’aspetto faticoso “chiunque vuole servire la razza umana deve essere preparato all’incomprensione”. Chi vuole servire deve imparare l’arte del compromesso spirituale. Deve esprimersi entro il quadro delle limitazioni degli altri e saper dare il giusto apprezzamento. In sintesi il servizio include la capacità di vedere con sobrietà le luci e le ombre, sollecitarne la presa di coscienza, superare il gioco delle aspettative, mantenere l’equilibrio tra il tanto ed il poco. Include il sapersi mettere all’ascolto reale dell’altro senza forzare ne sostituirsi cercando di attendere che la richiesta di aiuto sia consapevole. Il dare per il bisogno personale di dare diventa paradossalmente un atto egoistico (sano egoismo) Un vecchio detto che dice “non regalare il pesce ma insegna a pescare” ha sempre il suo valore.
L’affermazione biblica “ecco io faccio nuove tutte le cose” ci invita a comprendere che le vecchie forma, i vecchi modi di pensare possono essere ostacoli. E’ utile quindi pensare al nuovo. La nuova cultura ha origine nella mente umana.
sbocciare-di-fioriL’uomo in cammino rinuncia alle ricchezze del mentale tronfio di culture passate, la bulimia intellettuale può lasciare spazio al rinnovamento riconoscendo che questo può partire solo da noi stessi. La crescita si sviluppa dall’interno proprio come i fiori che sbocciano in modo naturale.
Il servizio è argomento trasversale di questo anno di formazione permanente. Ogni fatica di Ercole in qualche modo ne riporta i molteplici aspetti. Nelle nostre belle modalità di espressione, dove si evidenziano le differenze, spesso emerge l’esigenza di affermare il proprio modo di fare servizio. Alcuni di noi possono esprimerlo come modalità pratica realizzata con la presenza, altri lavorando sui piani più mentali, altri ancora sui piani emozionali e/o cardiaci.  Sarebbe interessante fare qualche osservazione condivisa sulla storia evangelica di Marta e Maria. Questi infiniti modi convergono tutti in un’unica direzione: il lavoro per il bene comune. Ad ognuno spetta di realizzare in coscienza la propria modalità, il proprio contributo. Siamo un gruppo che alimenta un fuoco, ognuno porta ciò che può o che vuole, sia esso un ramoscello, un albero, delle foglie, un canto, una poesia. Tutti siamo al servizio per creare comunione nella comunità.

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