La Fede e la Ricerca

ayah-ok(dalla riflessione su un testo di Gabri C.)

La morte di mio padre ha segnato in modo indelebile la mia vita, nel bene e nel male.
Dopo la sua morte è nata tra me e lui una relazione, molto più viva di quando fosse in realtà con lui da vivo.
Avevo dentro un vuoto terrificante che avvertivo spesso nel confronto con tutti i bambini e le bambine che frequentavo e che mia madre non era in grado di colmare, ero sola.
La comunicazione con papà poteva avvenire solamente a condizione che io fossi convinta che lui era ancora vicino a me, come spirito, e quindi la fede nella sopravvivenza dell’anima acquisì per me un grande significato.
Gli parlavo, lo ascoltavo, lo amavo, mi sfogavo per le tante incomprensioni con la mamma, lo sognavo di ritorno dopo lungo tempo, parlavo con lui e con Dio.
Pregavo molto per lui, per me, per tutta la famiglia e frequentavo, come tutte le bambine, la parrocchia. Pregavo anche molto spesso di non perdere la fede perchè mi era di aiuto nel sopravvivere nel mondo DA SOLA.
Quando arrivai intorno ai 16/17 anni, l’incontro conosci-te-stesso-imperativo-dimenticato_La-chiave-di-Sophia-w855h425con la filosofia e il pensiero, in particolare di Socrate, il “conosci te stesso” che per me fu una grandissima fascinazione, iniziai ad entrare in crisi sia con il concetto di Dio che con le caratteristiche della morale cattolica e della ipocrisia della Chiesa temporale.
Mi rivolsi al parroco e nonostante vari colloqui, non sciogliendo i miei dubbi, decisi di archiviare il pensiero su Dio, senza archiviare i molti insegnamenti ricevuti e accolti durante la mia crescita.
Apprezzavo molto San Francesco, per via della affinità riguardante l’amore per gli animali e la natura.
Questo amore, mi aveva aiutato a colmare il vuoto di papà molto di più di relazioni con adulti e/o familiari a partire da mia madre, che avevo amato immensamente da bambina, ma che non mi lasciava andare a fare la mia vita e che io non riuscivo a lasciare per via del binomio separazione/ morte, sepolto profondamente in me.
Non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te, chi è senza peccato scagli la prima pietra, Signore allontana da me questo calice amaro, sia fatta la tua volontà. Sono insegnamenti che ho sempre sentito venire da dentro e che ho cercato di praticare con convinzione.
Poi venne la frase detta da un sacerdote che conoscevo, verso i 40 anni, il Dio vivente, che è in ognuno di noi.
Ho faticato molto a comprenderla, perchè mi ero molto allontanata dal pensiero religioso e dal mistero della vita, ma sapevo, che prima o poi avrei ripreso questo filo sottile.
Con il percorso analitico piombai nello sconosciuto, nel mistero, e iniziai anche a leggere testi filosofici e religiosi soprattutto di Carlo Maria Martini, grande uomo e accogliente padre, riguardanti Dio e fede.
“Il caso e la necessità” un altro testo che mi ha illuminata sulle vicende umane, non mi sono mai chiesta perchè Dio permetta tante atrocità e morti innocenti: queste cose accadono perchè riguardano gli uomini non Dio. Capii che esperienze negative, dolorose, avvilenti arrivavano per colmare i miei limiti, per farmi capire, non fu facile accettarle ma la comprensione del senso aiuta.
Ho creduto di non credere e ora non so, ma non è importante, la fisica quantistica, la psicoanalisi, la bioenergetica, cercano risposte; l’energia, il divino, l’anima, lo spirito sono dentro ognuno di noi, così come vogliamo chiamare quel sentire profondo e quella voce che arriva, se con pazienza, sappiamo attendere risposte dal cuore che l’intelligenza ci permette di tradurre e se impariamo a non controllare ciò che ci accade e ad affidarci alla vita e al suo mistero. Due anni fa ho letto “autobiografia di uno yogi la vita di Yogananda”, è stato illuminante, mi ha regalato i tasselli che mancavano.
PI-Connexion-puissance-interieureI sentimenti legano tra loro anima e corpo, il corpo ci permette di sperimentare relazioni con noi stessi e con altri esseri umani di beatitudine e di fusione profonde ma solo se nel corpo riconosciamo la presenza dell’anima altrimenti il corpo funzione come un burattino che ripete gesti e atti superficiali… fare l’amore come un incontro idraulico e non come una delle più meravigliose esperienza umane. Se c’è il divino in noi questo miracolo accade. Sentiamo noi e l’altro e ancora noi nell’universo mondo, piccola parte dell’infinito.
Tutte le mattine ringrazio, per essere viva, serena e pure a volte felice.
Flavia

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