Il gruppo A.M.A. è una torta equilibrata – 1

Nel gruppo di intervisione  partecipata AMA (auto mutuo aiuto) in atto a Torino (1) si dibatte molto sul ruolo del facilitatore,  e sugli obiettivi e modalità del gruppo AMA.

gruppoIl gruppo AMA è caratterizzato dalla condivisione delle proprie esperienze in un clima di ascolto e di rispetto garantiti dall’opera del facilitatore spesso appositamente formato. Appare chiaro che il nucleo nonchè obiettivo principale è la condivisione di esperienze e di risorse, e le altre (poche) “regole” che vigono nei gruppi sono funzionali a permettere che si verifichi una tale autentica condizione.

Quindi rispetto, ascolto, riservatezza, accoglienza, cura del luogo… sono tutte pre e co-condizioni di clima e di impostazione che permettono di condividere profondamente il vissuto umano. Questo semplice obiettivo (non per questo facile da raggiungere) viene considerato prioritario e prezioso per sostenere le persone nei loro percorsi di vita, più o meno dolorosi.

immaginazioneMa di quali esperienze si parla? Certo, esperienze di vita, ma in che termini? Una delle cose più difficili da focalizzare puntualmente è il “grado” di presenza del mondo mentale e del mondo emotivo e le sue proporzioni ottimali per raggiungere lo scopo di “fare AMA”.

La nostra cultura occidentale tende a mentalizzare molto l’esperienza, a trarne considerazioni, indicazioni e riflessioni spesso assai importanti e valide, e certo nel gruppo AMA questi aspetti possono considerarsi “mettere a disposizione le proprie risorse”. Analogamente i facilitatori spesso sono portati a condurre il gruppo verso un certo risultato, utilizzando anche interpretazioni e “rimandi” che sono più vicini all’opera di un counselor o di un terapeuta che di un facilitatore. Il rischio è  quindi di eccedere sulla componente “mentale” a scapito della condivisione di vissuti ed emozioni, che di conseguenza ne risultano come “bloccati sul nascere”, mentre chi fa AMA sa che proprio il fluire delle emozioni tramite i racconti del vissuto personale, costruiscono la “magia” del sentirsi simili, e quindi solidali. E di far ri-nascere energie e risorse.

acquaPer questo molti facilitatori esperti insistono sull’importanza della circolazione emozionale.  Ma come cavarsela quando la comunicazione di una riflessione, di un conseguimento nasce proprio dall’esperienza autenticamente vissuta? Come evitare quel senso di lieve disagio, spesso insofferenza che coglie di fronte alle “belle parole” che assomigliano tanto ai “buoni consigli”? Eppure non si tratta sempre di “teorizzazioni” che servono magari a “sfuggire” dalla destabilizzazione e dalla sofferenza che può dare il racconto di sé. (2)

E peraltro, come ritenere davvero utili e costruttivi quei gruppi in cui l’esplosione emozionale è forte ma finisce per sembrare fine a se stessa? Il gruppo AMA non ha come scopo solo lo “sfogo”, anzi dà dignità e importanza a quel che chiamiamo “sfogo” proprio in vista del suo superamento.

E quindi possiamo fissare alcuni pensieri.

 

sfogoC’è sfogo e sfogo.

Il fluire libero da remore e condizionamenti delle proprie emozioni riporta al tema dell’autenticità, della spontaneità, della fiducia di essere accolti, della possibilità di accogliere sospendendo giudizi di valore. Inoltre, come nell’arte, c’è una forma di universalità nell’emozione e nel sentire che ci fa riconoscere l’un l’altro come simili e spontaneamente ci porta al senso di appartenenza e di solidarietà: riconoscendoci riconosciamo l’altro e – quanto meno – ci sentiamo meno soli e stranieri. Diverso è “lo sfogatoio”, cioè quella forma di autocommiserazione e di “lamentatio” che dopo un po’ risulta fastidiosa e scarsamente condivisibile.

emozioni pallonciniIl mondo emozionale.

Ricchezza e miseria umana, può essere forza trainante (e-mozione = muovere fuori) oppure oceano che sommerge, abbiamo bisogno di tuffarcisi ma anche di poterlo “cavalcare”.  Un gruppo AMA in cui circolano fluentemente le emozioni ci aiuta a tuffarci senza evitamento in ciò che comunque c’é ed è importante riconoscere. Tuttavia la fase del “governo” è necessaria a rendere serena e infine proficua l’esperienza. Certamente bisogna stare “a bagno” e tante volte finire sopraffatti, ma questo deve sentirsi temporaneo, risolvibile, diversamente abbiamo un contesto in cui si rischiano “abbuffate emotive” fini a se stesse ed anche un po’ morbose….: è raro, ma capita.

tante ideeIl mondo mentale

Costituito da vari livelli, alcuni più scivolosi, altri meno.

1. Il più “distante da sè” , comprende teorizzazioni del tipo “A questo proposito  l’autore di …xy… dice nel suo libro…yz ….che ….”. Assolutamente difensivo e controproducente ai fini AMA. Oppure è l’ambito delle opinioni teoriche personali che spesso non sono state neppure sperimentate o acquisite in prima persona: tipico l’esempio del “buon consiglio” e dell’interpretazione, del genere “secondo me dovresti…” , “ti succede questo perché tu sei… lui è… il mondo è…

2. Il più vicino a sè è quello di cui più fortemente dibattiamo nel gruppo intervisione, è l’ambito dell’auto interpretazione, dell’autoriflessione, dell’auto risoluzione autenticamente derivata dall’esperienza; piuttosto insidioso perché a volte sembra una specie di buon consiglio mascherato, e per quello ancora più irritante.

Nel frammezzo ci sta la vasta gamma di misture intermedie.

L’interrogativo è: ma se l’AMA vuole essere anche promotore di risorse e di “risoluzioni”, perché evitare l’ambito del mentale? Più che evitare si tratta di equilibrare.

C’è una magia nell’esprimere semplicemente quel che si vive liberamente, senza preoccuparsi di dire cose intelligenti, o compiute, o valide. E soprattutto quando si  può sostare. Questo corrisponde ai momenti privi di interpretazioni, giudizi, soluzioni. Sostare un tempo giusto, che si sente tale, senza temere il silenzio, il sospeso, l’incompiuto. In questo modo si libera il mondo emozionale.

Poi dal silenzio, dallo stare, sorge un pensiero, un ricordo, un’esperienza; la mente associa e risolve, nel gioco di gruppo, rimbalzando dall’uno all’altro in coralità. E allora si scopre quel che si sapeva già, ma ha gusto di cosa nuova e si sente di aver fatto un passo assai importante. grazie al contributo di tutti e alla pazienza del tempo dovuto e dell’attesa.

E quindi tempo. Tempo giusto per mescolare i componenti quanto basta, lasciarli lievitare il dovuto, cuocere dolcemente per quanto serve, e assolutamente non aprire il forno per la fretta!

La torta è fatta. Ed è buonissima.

 

_______________________________________________________

(1) Il gruppo intervisione è costituito da facilitatori AMA esperti e in formazione  che, tramite incontri di gruppo svolti in modalità AMA, si confrontano anche sulle tematiche dell’AMA e sulle modalità più corrette di facilitazione. Si svolgono incontri mensili con la presenza di FED (Facilitatori Esperti Docenti AMA) e sono promossi dal CAMAP e dalle associazioni AMATorino ed Eleusi.

(2) Naturalmente questa è una riflessione molto “specialistica” che già presuppone di aver superato la credenza che i “buoni consigli” o le “belle opinioni” – che provengano da “esperti del settore” o meno – possano servire davvero a qualcosa, o quanto meno debbano  avere posto nei gruppi AMA.

Taggato , , , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Una risposta a Il gruppo A.M.A. è una torta equilibrata – 1

  1. Pingback:Il gruppo AMA è una torta equilibrata - 2 - Eléusi

Lascia un commento