Eros e Tanathos

11797977_10206076720896160_993169254_nEros e Tanathos da sempre sono i protagonisti della vita dell’uomo: principio di vita (eros) principio di morte (thanatos).
Fin dalle ere più remote gli uomini si sono sempre interrogati sul mistero della morte.
“L’uomo tende per sua intima esperienza di comprensione, a volersi spiegare ogni fenomeno, in quanto la conoscenza produce sicurezza, la non conoscenza genera disagio, apprensione, timore”, così afferma il pensiero laico.
La tradizione e la dottrina cattolica sull’argomento si divide in due prospettive: La morte è un male ed è da temere; la morte non è un male e non è da temere. La morte fu contraria ai disegni di Dio ed essa entrò nel mondo come conseguenza del peccato originale. Per san Francesco le cose stanno in modo diverso. Egli parla della morte come “sorella” e per essa loda il suo Signore.
3958d3aa82b75c0d955da30f8380f9a2-610x350Riguardo alla morte tutte le religioni hanno una visione di continuità, quindi morte come passaggio
In gruppo stiamo elaborando il nostro personale rapporto con la morte e soprattutto con la nostra morte. La mia reazione personale alla morte in una prima presa di coscienza è stata la fuga, buttandomi nel turbinio della vita. Successivamente, lavorando sul come se, in modo il più possibile onesto con me stesso, ho percepito angoscia, rifiuto. Lavorare con il gruppo, mi serve molto, per comprendere aspetti di me, che prima non avevo mai preso in considerazione. Il mio obiettivo, condiviso con il gruppo è quello di IMPARARE A MORIRE. Esso tuttavia mette in luce il senso di ingiustizia connesso ad ogni morte, non solo a quelle premature, ma anche a quelle persone cariche di anni. Per quanto la morte sia naturale, il sentimento avverte che non è giusto che una persona con la sua irrepetibilità non ci sia più. La vita vuole vivere e per questo avverte con amarezza il suo e altrui spegnimento. Ma è proprio in questa contraddizione che bisogna imparare a morire. Vedere deperire la propria forza fisica e intellettuale, e altri più giovani e ora più forti prendere il nostro posto, e tuttavia non recriminare acidamente sul corso delle cose ma continuare ad amare la vita, questo significa imparare a morire. Vedere appassire la propria bellezza e altre persone più giovani e ora più avvenenti catturare gli sguardi prima indirizzati a noi e tuttavia continuare ad amare il mondo, questo significa imparare a morire. Sentire sul proprio corpo e nella nostra mente i segni dolorosi e umilianti della decadenza e tuttavia non smettere di meravigliarsi e di ringraziare per il dono della vita questo significa imparare a morire. Imparare a morire significa anche comprendere che la morte è naturale, in quanto la vita è un processo che prevede una maturazione progressiva e poi una degenerazione programmata. La morte è inscritta da sempre nella logica di questa vita. Accettare questo dato è segno di sapienza e genera libertà.
vivere-morirercNoi siamo qui grazie al lavoro e alla morte di altri, e siamo chiamati a lavorare e a morire per l’esistenza di altri. Accettare questo dato è segno di sapienza e genera libertà. Accettare questa logica significa ”rinnegare se stessi” cioè non fare del proprio ego il centro del mondo, bensì porlo al servizio di qualcosa più grande. In questo periodo quindi, supportato e stimolato dal gruppo mi sono posto delle domande tra le quali: Occorre pensare alla morte? E’ importante pensare alla morte? Ha un senso? Occorre dare un senso alla morte?
Fino a poco tempo fa, non volevo pensare a questa realtà, così intima, preferendo rimandare, ma fino a quando? Ora incoraggiato dai miei compagni di percorso, grazie alle loro testimonianze, ho deciso di occuparmene seriamente, senza accontentarmi di una modalità solo di tipo intellettuale, ma confrontandomi con me stesso, accogliendo i miei vissuti ambivalenti. Sono sicuro che emergeranno cose interessanti per me e tutti gli altri.

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3 risposte a Eros e Tanathos

  1. Greg dice:

    In realtà per noi esiste solo la morte di chi conosciamo.Per noi la morte non esiste nè possiamo sperimentarla.Quando siamo vivi e vegeti la morte non ci tocca e quindi non sappiamo cosa sia per noi.Quando ci tocca, il nostro corpo fisico non c’è più e quindi anche in questo non la sperimentiamo.Vediamo la vita lasciare i corpi fisici dei nostri cari e diciamo:sono morti.Ma non potremo mai dire : sono morto.La morte non esiste , non è un problema nostro .

  2. Lucilla Bua dice:

    Sì sono d’accordo anch’io Enio mi piace tantissimo questa onesta partecipazione alla vita e alla preparazione alla morte.

  3. Sara dice:

    Grazie Enio, concordo pienamente con questa prospettiva pratica, positiva ed umana della morte, condivisibile, credo, da tutti.

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