Acqua come analogia della vita e della morte

A cura di Vincenzo

Avevo sempre pensato all’acqua come ad un corpo unico fino al giorno in cui, ritrovandomi davanti ad una parete di roccia ricoperta di muschio, vidi stillare una ad una tante gocce d’acqua che, cadendo sulla terra, andavano a formare un piccolo rigagnolo. L’immagine che ne ebbi fu quella di una nascita, del parto della montagna.
Subito dopo cominciai a pensare al cammino che ogni singola goccia avrebbe dovuto compiere da lì in poi,  l’accostamento con il percorso umano venne di conseguenza in modo del tutto spontaneo. Immaginai, quindi, le varie fasi della vita, come per noi, così per la goccia d’acqua. v02
Dapprima l’infanzia e la fanciullezza nelle acque di un piccolo e  vivace ruscello, viene poi  l’adolescenza e la prima giovinezza nelle turbinose acque del torrente di montagna, tra gorghi, cascate e forti rapide.
Segue l’età della maturità, nell’immagine del grande fiume di pianura, apparentemente calmo e placido ma ancora dotato di grande forza e potenza.
L’ultima fase, quella della vecchiaia, nell’immagine del fiume ormai prossimo al mare, è qui che la goccia, affaticata e sazia di esperienze, si abbandona al proprio destino andando a morire.
Ma è solo questione di tempo, prima o poi le forze della natura la richiameranno di nuovo in cielo, per farla ricadere nuovamente sulla terra per una nuova rinascita.

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